Cinque motivi poco ovvi per cui potreste perdere il vostro account LinkedIn (e come prevenirlo)

Si è scritto molto sulle pesanti conseguenze dell’infrangere i Termini d’uso di Facebook, l’approccio spensierato di molti utenti è servito a sottolineare quanta poca attenzione diamo ai vincoli legali dei servizi online.

Ciò è ancor più vero quando tali servizi sono offerti in maniera gratuita nella loro versione di base e ci basta cliccare il pulsante con cui confermiamo d’aver letto e accettato la licenza d’utente finale (EULA) al momento di registrarci. Ma quanta gente legge con attenzione (o per intero!) quello che è de facto, e come ovvio de jure, un contratto?  Davvero in pochi se osservate quanto spesso vengano infrante nei profili le regole del Contratto di licenza di LinkedIn.

Mentre alcune di queste infrazioni rispecchiano una deliberata intenzione di arrecare danno (es.: spedire virus o creare una interruzione di servizio) altre non sono così ovvie, come constatato dal titolo di questo articolo, e potrebbero costarvi la terminazione dell’account.

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1)      Includere un indirizzo email, numero telefonico o informazioni analoghe nel campo riservato al vostro nome (C.L. 10.2.2 e 10.2.8.C)

Uno degli errori più comuni, siamo così impazienti di fornire ai potenziali clienti un modo di entrare in contatto con noi da tentare di infilare simili informazioni pure là. Purtroppo ciò entra in conflitto col modello di business delle LinkedIn Inmail in base al quale il contatto diretto rispetto ad utenti con cui non siamo connessi è possibile solo pagando.

Ci sono molteplici modi di affrontare la questione, in primis compilando correttamente il profilo conterrà abbastanza informazioni per chiunque voglia rintracciarvi anche fuori da LinkedIn, basti pensare alla sezione “Informazioni di contatto” dove piazzare i link aziendali e, se ne avete, del blog personale.

La seconda strada percorribile è diventare http://www.linkedin.com/skills/skill/Open_Networker dichiarandovi così implicitamente aperti ad accettare qualsiasi richiesta di connessione da chiunque, tutto quel che dovete fare è di mettere la dicitura “[LION]” dopo il vostro cognome (questa rientra fra le aggiunte permesse, o almeno tollerate).

Ultimo ma non meno importante potreste investire nel passaggio ad un profilo premium, pure con un profilo Business della fascia più bassa attivate OpenLink, un servizio che permette a un qualsiasi iscritto di spedirvi un messaggio gratuito anche non avendo accesso alle vostre informazioni di contatto.

2)      Creare un profilo utente per un qualsiasi soggetto che non sia una persona fisica (C.L. 10.2.3)

Qua si scende nel giurisprudenziale,  prendo in prestito una definizione appropriata da Wikipedia: “In giurisprudenza, una persona fisica è un essere umano reale, in contrapposizione ad una persona giuridica, la quale può essere una organizzazione o uno Stato”.

Come vedete non è ammesso creare un profilo utente per la vostra azienda, tali profili sono riservati alle persone fisiche. Per stabilire la presenza della vostra azienda in questo network professionale dovrete compilare un profilo aziendale. Se paragonato ai profili utente tale categoria risulta alquanto passiva (non può invitare contatti, iscriversi a gruppi, ecc.) e per tale ragione alcuni cercano di bypassare questi limiti.

3)      Invitare gente che non conosci ad entrare nel tuo network (C.L. 10.2.5 e 10.2.8.F)

Pur non avendo accesso a statistiche ufficiali posso facilmente immaginare questa sia l’infrazione più comune in assoluto. LinkedIn non ha un modo diretto di verificare le vostre connessioni nella vita reale, possono solo basarsi sul feedback negativo dagli utenti che avete tentato di approcciare.

All’inizio emette un avviso e dopo alcuni vi verrà richiesto di inserire l’email privata di ogni persona con cui volete connettervi prima di spedire la richiesta, così da verificare che la conosciate realmente. Il modo più sicuro è di contattare sempre l’utente prima di spedire l’invito. Se non avete modo di farlo, vi prego di NON LASCIARE la frase di default: “Vorrei aggiungerti alla mia rete professionale su LinkedIn.”.

Sebbene la nota personale venga indicata come opzionale, ciò è vero solo dal punto di vista strettamente tecnico, ovvero che l’invito partirà anche senza, però l’utente dall’altro lato vorrà comunque sapere CHI siete, COME vi siete conosciuti, DOVE e QUANDO sia successo e soprattutto PERCHÈ volete connettervi, in caso contrario vi assumete il rischio di finire in lista nera.

4)      Vendere, sponsorizzare o monetizzare un Gruppo di LinkedIn o qualsiasi altro servizio o funzionalità di LinkedIn senza il consenso espresso per iscritto da LinkedIn. (C.L. 10.2.16)

Creare un gruppo di successo richiede molto tempo ed impegno, non c’è da sorprendersi se ci si aspetti di riceverne un beneficio pecuniario per i propri sforzi.

LinkedIn non esclude del tutto la possibilità, si limita a chiedere di venire coinvolto, una richiesta ragionevole dato che sono loro i primi a rendere tutto questo possibile. Provate quindi a contattare LI prima di muovervi e cercare assieme una soluzione win-win.

 

5)      Caricare un’immagine di profilo che non Le assomiglia o che non sia una fotografia in formato foto-tessera; (C.L. 10.2.6)

Altro errore comune. La forma in cui si manifesta più di consueto è piazzare il logo aziendale come avatar, altri utenti impegnati in lavori creativi ricorrono ad autoritratti artistici. L’unica violazione davvero seria qua, a mio giudizio, sono le varie escort in cerca di potenziali clienti da adescare grazie a foto del profilo alquanto esplicite.

Conclusioni: è quanto meno improbabile che vi chiudano il profilo di botto per errori dovuti all’inesperienza, prima riceverete degli avvisi, poi restrizioni, sospensioni sino a che non vi sarete davvero meritati la chiusura  (C.L. 7.B). Detto questo, fareste davvero bene a seguire le regole summenzionate sin dall’inizio per ragioni di netiquette, non vorrete sembrare poco professionali davanti ai vostri contatti di lavoro, no?

Autore: Fabrizio Bartoloni

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